La fine del segreto bancario: la nuova arma del fisco contro gli evasori

I conti bancari dei contribuenti diventano sempre più trasparenti per il fisco.
Dopo la manovra di Ferragosto, l’Amministrazione Finanziaria non avrà ostacoli nel chiedere agli intermediari finanziari i dati dei contribuenti, al fine di acquisire informazioni dettagliate per elaborare liste selettive di potenziali evasori da sottoporre a verifica.
Di fronte a regole così rigide e invasive, i contribuenti dovranno modificare i propri comportamenti per evitare di trovarsi nell’impossibilità di fornire giustificazioni adeguate con pesanti ricadute in sede di verifica fiscale.

La nuova regola varata con il D. L. 138/2011 (art. 2, comma 36 undevicies) consentirà di realizzare indagini di massa sulla base di analisi del rischio che partiranno da situazioni finanziariamente anomale.
I dati acquisiti verranno combinati con i molti altri strumenti a disposizione dell’Agenzia delle Entrate con l’obiettivo di selezionare liste di contribuenti da sottoporre a controllo.


Rispetto al passato l’innesco della procedura delle indagini finanziarie avrà una sua autonomia e non sarà più esclusivamente legato ad una posizione già sottoposta a controllo.

Si ritiene che l’Agenzia delle Entrate possa operare secondo una delle seguenti logiche:

  1. La prima riguarda anomalie registrate negli stessi conti: si tratta di analizzare la posizione di un soggetto che presenta per esempio un numero di conti oppure un volume di movimentazioni finanziarie anomali rispetto alla situazione reddituale del medesimo soggetto.
    Il sospetto, in questo caso, è che quel contribuente svolga attività imprenditoriali con volumi di reddito imponibile non dichiarati al fisco.
  2. La seconda possibilità riguarda i contribuenti che hanno già evidenziato delle anomalie in campo fiscale. In questo caso i dati bancari serviranno per sostenere le argomentazioni dell’Ufficio. In questo contesto lo strumento è utilizzabile per esempio nei riguardi di soggetti non congrui o non coerenti con gli studi di settore oppure nei riguardi di quelli che si trovano fuori regola con i risultati del redditometro. In questo caso, quindi, il punto di partenza è un disallineamento dei dati di origine fiscale con i dati bancari che fungeranno da supporto ai rilievi riscontrati.

In sintesi le principali tappe del nuovo strumento di indagine.

  • Avvio delle indagini: l’amministrazione finanziaria può riscontrare anomalie nella posizione di un contribuente utilizzando una serie di indicatori. Gli indicatori possono originare dai dati fiscali rispetto a quelli bancari oppure ci possono essere anomalie nei rapporti finanziari riconducibili a quel soggetto.
  • La verifica: dalla combinazione dei dati emersi in sede fiscale con quelli bancari e con le dichiarazioni formulate da parte del contribuente, l’Agenzia delle Entrate può constatare che i redditi dichiarati  del contribuente non corrispondono alla situazione reale di quest’ultimo.
  • La difesa: il contribuente dovrà giustificarsi.
    È a suo carico l’onere di dimostrare che i dati anomali riscontrati dall’Agenzia delle entrate sono compatibili con un corretto comportamento fiscale.
    È il caso di evidenziare che indicazioni di tipo generico e non supportate da elementi concreti e documentati, in sede di contraddittorio, non vengono, di norma, accettati dagli uffici.
  • La riscossione: nel caso l’ufficio non ritenga sufficienti le prove portate dal contribuente formulerà l’avviso di accertamento che dallo scorso 1° ottobre è direttamente esecutivo.
    Inoltre, si sottolinea che le azioni di sospensione cautelari davanti al Giudice Tributario saranno difficili da ottenere in quanto l’Ufficio potrà esibire l’analisi delle movimentazioni bancarie che rafforzeranno notevolmente  davanti al giudice l’atto di accertamento

I poteri a disposizione dell’ Agenzia richiedono un radicale cambiamento nei comportamenti fin qui tenuti da parte dei contribuenti. Se finora “non ci si pensava” e il contribuente faceva passare con strumenti non tracciabili finanziamenti, contributi da parte di familiari, oppure una serie di pagamenti poco trasparenti, d’ora in poi sarà meglio documentare tali movimenti, in modo che il fisco non possa attribuirli come reddito al soggetto sottoposto ad accertamento.


Formuliamo alcuni casi e consigli.

  1. Un genitore che decide di acquistare un immobile al figlio. Meglio evitare trasferimenti di denaro in contanti.
    È preferibile effettuare il versamento del denaro con mezzi tracciabili, in tempi contestuali all’acquisto con indicazione di apposita causale;
  2. I prestiti agli amici o regali in denaro (per es. agli sposi). Evitare sempre passaggi di denaro in contanti.
    Sempre meglio utilizzare modalità tracciabili con indicazione di apposita causale (il gruppo degli amici che “manda in viaggio di nozze” gli sposi farebbe meglio a pagare direttamente l’agenzia di viaggi con modalità tracciabile).
  3. Utilizzo promiscuo di conti correnti. Evitare la gestione promiscua del conto finanziario professionale/aziendale e personale.
    È opportuno gestire separatamente i due conti in maniera da poter rendicontare in maniera trasparente le somme afferenti alle due gestioni.
    Il groviglio inestricabile che si genera con un unico conto è deleterio per il contribuente che si vedrà impossibilitato a fornire la prova contraria.
  4. È sempre meglio ricevere/emettere assegni con un unico beneficiario unitamente alla clausola di non trasferibilità.
  5. Gestione trasparente e a valori di mercato dei beni della società (autovetture, imbarcazioni ecc.) assegnati ai soci e familiari dell’imprenditore.

Tracciare i pagamenti, disincentivare procedure anomale, evitare promiscuità nella gestione dei conti, conservare i documenti, promuovere la trasparenza, rappresentano i pilastri su cui orientare una strategia adeguata al fine di allineare i comportamenti del contribuente con le esigenze fiscali.

 

“I rapporti finanziari rappresenteranno, dal prossimo anno, una delle gambe del tavolo dell’ accertamento fiscale basato sul redditometro” annuncia il direttore Befera. “Il segreto bancario è finito” rincara la dose il ministro Tremonti.

A parte alcune precisazioni che arriveranno dal Garante del privacy e la procedura da attivare dopo avere sentito i rappresentanti di categoria degli intermediari finanziari, non v’è alcun dubbio che l’amministrazione finanziaria avrà a disposizione una quantità di dati notevole. Li saprà utilizzare?