Canone RAI: chi lo deve pagare? Anche gli Studi Professionali pagano il canone?

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Il cosiddetto canone RAI… chi lo deve pagare? Solo le famiglie? Anche gli Studi Professionali e le aziende? È un abbonamento o una tassa?
E se non guardo la RAI? E se ho solo il PC, ma navigo in Internet?

Tutto inizia con un Regio Decreto…
Ex legge R.D.L. 21/02/1938 n. 246 “Chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi” deve pagare il canone di abbonamento TV.
Poiché quindi stiamo parlando di un’imposta sulla detenzione dell’apparecchio, il canone va essere obbligatoriamente pagato indipendentemente dall’utilizzo o meno del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive, dal gradimento dei programmi e addirittura a prescindere dalla ricezione o meno del segnale etc.
Ma cosa si intende per “apparecchi atti o adattabili”?

Su questo e su altri punti il dibattito non sembra concluso. Vediamo la questione nel dettaglio.


L’ADUC ha promosso un interpello all’Agenzia delle Entrate sulla questione, sottoponendo una lista di apparecchi atti alla ricezione, quali per esempio: computer senza collegamento Internet, computer con collegamento Internet tramite modem analogico (56k), computer con collegamento Internet a banda larga (o Adsl), computer senza monitor, Monitor senza computer, modem Adsl, iPod ed altri Mp3 player con display capace di riprodurre sequenze video, Videocellulare, Videocitofono, Videocamera digitale con display etc.

L’interpello è stato ritenuto inammissibile dall’Agenzia delle Entrate,  stante la mancanza di carattere preventivo, non ricorrendo i requisiti previsti dall’art. 1, commi 1 e 2 del D.M. 26/04/01, n. 209.
Ciò premesso, con risoluzione n. 102 del 19/03/08, l’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa e Contenzioso, ha risposto tramite una consulenza giuridica.
A tale proposito ha richiamato la sentenza della Corte Costituzionale del 26 giugno 2002, n. 284, che ha ribadito che “(…) il collegamento dell’obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell’apparecchio, atto o adattabile alla ricezione anche solo di trasmissioni via cavo o provenienti dall’estero (.), indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico(…).

La Consulta, poi, ritiene consolidato orientamento che il canone di abbonamento alla televisione sia da considerarsi un’ imposta e non una tassa (sentenza della Corte Costituzionale n. 81 del 1963 richiamata nella sentenza n. 284 del 2003).

Per ciò che riguarda, invece, l’individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l’obbligo del pagamento del canone Rai, la risoluzione del 19/03/08 n. 102 osserva che la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 248/2002, sopra citata, ha sancito che : “non è fondata la censura di disparità di trattamento tra chi riceve le trasmissioni televisive attraverso la normale televisione e chi le riceva eventualmente con altri mezzi, o non le riceva affatto. Ancora una volta, ciò che viene in rilievo, come presupposto dell’imposizione, è la detenzione degli apparecchi (ed è questione di mera interpretazione della legge stabilire quali siano tali apparecchi), non rilevando, ai fini della costituzionalità, di tale imposizione, la circostanza che l’utente riceva o meno le trasmissioni del servizio pubblico. E la scelta legislativa discrezionale di fondare l’imposizione (genericamente) sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione di trasmissioni radiotelevisive non appare irragionevole”.

Insomma: l’elenco degli apparecchi il cui possesso determina l’obbligo di corrispondere il canone per l’abbonamento televisivo va stabilito dal Ministero delle Comunicazioni e non dall’Agenzia delle Entrate. La Risoluzione 102/08 evidenzia che al predetto Ministero, con nota n. 67800 del 2007, è stato chiesto di fornire precisazioni riguardo alla problematica in trattazione.

Non ho trovato traccia di decisioni in merito. Nel dubbio credo che l’Agenzia delle Entrate proceda nelle richieste di pagamento! E questo è quanto attiene i privati.

Passiamo al tema delle aziende, delle società, degli Studi Professionali. Devono pagare il canone RAI?

Esiste, proprio per loro, un abbonamento speciale, che fa riferimento al D.L.Lt.21/12/1944 n. 458 “dovuto da chi detiene uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive in locali aperti al pubblico o comunque al di fuori dall’ambito familiare.” (cito dal sito della RAI).

Questo abbonamento è dovuto da tutti i detentori di apparecchi atti o adattabili etc. che non siano famiglie o privati, non solo dai pubblici esercenti. Ha un importo diverso da quello previsto per il canone ordinario.

Hanno diritto all’esenzione dal canone RAI solo i soggetti di età pari o superiore a 75 anni ex art. 1, comma 132, legge 24 dicembre 2007, n.248. La domanda va inoltrata all’Agenzia delle Entrate.

Questo è quanto. Che altro dire?

 

Autore: Chiara Tonon – Centro Studi CGN

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