Della cedolare secca ed altre pene

Si vuole porre l’attenzione ai diversi aspetti che, con la scelta di optare per la cedolare secca a partire dall’anno 2012, si generano in capo all’ignaro contribuente.

Innanzitutto, è meglio specificare che quando il contribuente decide di optare per la cedolare secca nel 2012, tale opzione non è da indicarsi nella dichiarazione dei redditi compilata quest’anno in quanto portante redditi di competenza dell’anno precedente, il 2011.
L’opzione, infatti, consente di versare un’imposta “piatta” di competenza dell’anno in corso: i versamenti di giugno (con il codice tributo 1840) e di novembre (con il codice tributo 1841)  sono da considerarsi, non propriamente acconti (come ad esempio quelli per l’IRPEF), ma vere e proprie rate d’imposta.
Ne discende che il contribuente versa direttamente tali rate mediante il modello F24, senza far transitare tali somme dai dichiarativi.
Sicuramente, aderire alla cedolare secca nell’anno in corso, influisce sull’ammontare degli acconti IRPEF dovuti per l’anno 2012. Tali acconti, come noto, vengono calcolati in percentuale a quanto versato nell’anno 2011.


Ora, se i redditi assoggettati a cedolare secca sono esclusi dalla base imponibile IRPEF, significa che il contribuente nel 2012, teoricamente, potrebbe dover versare meno IRPEF di quanto calcolata in sede di dichiarazione dei redditi (redditi di competenza dell’anno 2011).
Quindi, il contribuente può tenere questo comportamento: versare le rate 2012 della cedolare secca tramite modello F24, e volendo ridurre il proprio acconto IRPEF 2012 in misura proporzionale a quanto si riduce la base imponibile.
Necessario, a questo punto, è fare un distinguo a seconda del tipo di dichiarativo che il contribuente presenta:

  1. se il contribuente presenta il modello 730/2012, può ridursi gli acconti IRPEF o in sede di dichiarazione (nella sezione V del quadro F), oppure , mediante una comunicazione da presentare, nel mese di settembre, al sostituto d’imposta che conguaglia il 730/4, farsi ridurre il secondo acconto in busta paga (in questo caso deve comunque versare il primo acconto).Tuttavia nell’atto di diminuire gli acconti IRPEF, il nostro contribuente non può, al contempo, aumentare l’acconto per la cedolare secca: infatti, non è possibile, nel 730, aumentare, anche volontariamente, i versamenti in acconto calcolati. Deve, come già detto, versare autonomamente con modello F24;
  2. se il contribuente presenta Unico PF anno 2012 può, invece, versare le rate della cedolare secca nel contesto dei suoi versamenti IRPEF, le può compensare con eventuali crediti, può autoridursi gli acconti dovuti per l’anno 2012, può incrementare tali acconti.

Caso particolare. Il contribuente che ha optato nel 2011 e correttamente versato le due rate in F24, si trova a versare in sede di dichiarazione 730 gli acconti sulla cedolare per il 2012. Se per ipotesi tali acconti sono insufficienti a coprire l’imposta dovuta per l’anno in corso (il 2012) egli può tenere un duplice comportamento: o lascia inalterati gli acconti e poi attende il saldo nella dichiarazione successiva, oppure può “integrare” tale mancanza tramite versamenti volontari con modello F24.

Ricordiamo, infine,  che in tutti i casi fino a qui discussi il contribuente interessato alla cedolare secca deve sempre presentare il Modello 69 all’Agenzia delle Entrate (anche per confermare l’opzione per l’anno in corso) e preventivamente aver inviato la Raccomandata A/R all’inquilino con la quale comunica la volontà ad aderire.