Cosa fare se arriva il questionario del redditometro

Sono più di 35 mila gli italiani che nei prossimi giorni si troveranno nella cassetta postale il questionario per il redditometro. A loro toccherà giustificare la differenza fra le spese sostenute ed il reddito complessivo, se le prime appaiono troppo elevate rispetto al reddito dichiarato.

Con la circolare n. 24/E del 31 luglio 2013 infatti l’Agenzia delle Entrate ha fornito le indicazioni operative per i controlli basati sul nuovo redditometro. Il documento emanato dall’Agenzia, tra le altre cose, chiarisce che le liste selettive di contribuenti da sottoporre ai controlli saranno fatte soltanto sulla base di elementi certi e reali, nonché della concreta disponibilità di beni di cui l’Amministrazione possiede informazioni, come ad esempio, case, auto, strumenti finanziari e reddito complessivo dichiarato.


La circolare precisa anche che la prima garanzia della corretta ed efficace applicazione del nuovo strumento di accertamento è costituita da un’attenta attività di analisi che porta all’individuazione delle posizioni a maggior rischio di evasione.

Cosa fare se arriva la lettera del fisco?

Il controllo basato sul nuovo redditometro si applica agli accertamenti a partire dall’anno  di imposta 2009 (dichiarazioni dei redditi Modello Unico2010 o Modello 730/2010) e si basa su due fasi.

La prima fase è costituita proprio dall’invio del questionario contenente l’invito a fornire giustificazioni sulle incongruenze riscontrate dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate.


Il contribuente che riceve il questionario ha 15 giorni di tempo dalla data di notifica per rispondere all’Agenzia delle Entrate (si può comunque chiedere una proroga del termine di consegna con richiesta motivata al funzionario indicato nell’atto).

Se il contribuente fornisce adeguata risposta per convincere il fisco della bontà del proprio reddito, la questione può chiudersi immediatamente con l’archiviazione del procedimento di controllo.

La seconda fase è costituita dall’accertamento vero e proprio. Se le giustificazioni fornite dal contribuente non saranno ritenute soddisfacenti dall’Agenzia delle Entrate, di fatto si instaurerà un vero e proprio contraddittorio tra fisco e contribuente.

In fase di contraddittorio spetta al contribuente fornire la prova che le spese sostenute nel periodo d’imposta sono state finanziate con redditi diversi da quelli posseduti, con redditi esenti, con redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta e con redditi legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

Il contribuente potrà anche fornire elementi per la rettifica dei dati e per l’integrazione delle informazioni presenti in anagrafe tributaria, dimostrando con prove dirette che le spese certe attribuite hanno un diverso ammontare o che sono state sostenute da soggetti terzi.

Il contraddittorio quindi avrà ad oggetto:

  • le spese certe per le quali il contribuente può dimostrare con prove certe e dirette basate su idonea documentazione l’errata imputazione della spesa o l’inesattezza delle informazioni in possesso dell’Amministrazione;
  • la concreta disponibilità di un bene di cui l’Amministrazione possiede tutte le informazioni relative alle specifiche caratteristiche tecniche a cui sono direttamente riconducibili le spese di mantenimento (spese per elementi certi);
  • le spese per investimenti sostenute nell’anno, in relazione alle quali potrà essere fornita la prova della formazione della provvista e dell’utilizzo della stessa per l’effettuazione dello specifico investimento;
  • il risparmio, in relazione al quale il contribuente fornirà ogni utile informazione relativa alla quota formatasi nell’anno.

Tra le spese certe su cui si basa il redditometro, quindi, ci sono anche quelle comunicate dal contribuente stesso al fisco attraverso la dichiarazione dei redditi e che afferiscono alle deduzioni dall’imponibile o alle detrazioni di imposta (detrazioni 36%, contributi colf, etc…).

Inoltre, al fine di consentire al contribuente di fornire sin dal primo momento chiarimenti sugli elementi di spesa individuati e sul proprio reddito, il nuovo redditometro prevede due momenti di confronto obbligatorio tra fisco e contribuente (doppio contraddittorio).

Se le indicazioni fornite dal contribuente sono esaustive, l’attività di controllo termina in questa fase. In caso contrario, se non si riesce a trovare l’accordo o se continuano a sussistere elementi di incoerenza l’ufficio valuta l’opportunità di adottare più penetranti poteri di indagine conferiti dall’Amministrazione, adeguati al caso concreto, che vanno dall’utilizzo dello strumento istruttorio delle indagini finanziarie fino all’emissione dell’avviso di accertamento.

Antonino Salvaggio – Centro Studi CGN

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