Imposta di soggiorno: cosa è e come funziona?

Se anche tu amministri o sei a capo di una struttura ricettiva, saprai sicuramente che per ogni cliente che pernotta nella struttura alberghiera devi applicare l’imposta di soggiorno per ogni giorno di pernottamento. Come funziona l’imposta di soggiorno?

L’imposta di soggiorno è dovuta dai soggetti che alloggiano nelle strutture ricettive situate nel territorio comunale ed è commisurata ai servizi offerti e determinata per persona e per pernottamento.


Come si applica l’imposta?

L’imposta di soggiorno deve essere applicata in base a criteri di gradualità in proporzione al prezzo e fino ad un massimo di 5 euro per notte di soggiorno. L’ammontare dell’imposta può variare a seconda della tipologia della struttura ricettiva o a seconda della classificazione attribuita alla stessa e cioè al numero di stelle assegnate.

L’imposta di soggiorno è stata istituita dal D.Lgs. 23/2011 che ha introdotto il tributo a partire dal 1° gennaio 2012 sulla base di appositi regolamenti emanati dai Comuni interessati all’applicazione del tributo.

Ogni Comune, tramite apposito regolamento comunale, può decidere autonomamente sia la tariffa che il turista deve pagare per ogni giorno di pernottamento, sia la durata del numero dei giorni per cui bisogna pagare l’imposta.


Chi sono i soggetti passivi dell’imposta?

Sono soggetti passivi dell’imposta tutti coloro che soggiornano nelle strutture ricettive di Comuni capoluogo di provincia, unioni di Comuni nonché Comuni inclusi negli elenchi regionali delle località turistiche o città d’arte.

E i soggetti esenti?

Sono esenti dal pagamento della tassa di soggiorno i residenti, i minori entro il 14° anno di età, i disabili, gli operatori del turismo che soggiornano per ragioni di lavoro, gli accompagnatori di persone in gravi condizioni di salute, gli appartenenti alle forze dell’ordine, i vigili del fuoco, gli autisti di pullman e gli accompagnatori turistici.

Come avviene la riscossione?

La riscossione del tributo è demandata al gestore della struttura alberghiera, che ricopre così la figura del sostituto o responsabile d’imposta. Nel momento in cui riscuoterà il tributo, la struttura ricettiva dovrà rilasciare una ricevuta al cliente e successivamente dovrà occuparsi del versamento nelle casse comunali.

Il gestore della struttura ricettiva si troverà nella condizione di riscuotere somme per anticipazioni in nome e per conto del turista e come tale dovrà trattare tale anticipazione escludendola sia dall’imposizione IVA che da quella reddituale.

L’imposta di soggiorno deve essere inclusa nella ricevuta fiscale che viene rilasciata al cliente al momento della riscossione della prestazione e quindi versata al Comune secondo le modalità previste dal regolamento comunale.

L’obiettivo dichiarato è quello di destinare il gettito derivante dall’imposta di soggiorno al finanziamento degli interventi in materia di turismo, manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali e dei relativi servizi pubblici locali.

In realtà, a 4 anni dall’introduzione del tributo, si è assistito ad una notevole diversità nella gestione di tali fondi da parte dei Comuni che destinano il gettito secondo le loro priorità: strade e viabilità, restauro monumenti, rivitalizzazione del centro storico, eventi e manifestazioni.

Antonino Salvaggio – Centro Studi CGN

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