Clienti che pagano in ritardo: quanto costa finanziare una parcella incassata tardi?

Quando un cliente paga una parcella con diversi mesi di ritardo, quanto costa realmente al professionista anticipare gratuitamente il valore del proprio lavoro? E come si può misurare questo costo nascosto?
Il ritardo di pagamento di una fattura non rappresenta soltanto un fastidio amministrativo. Quando una fattura non viene incassata alla scadenza, il professionista continua a sostenere spese, imposte, contributi, collaboratori e costi di struttura senza avere ancora ricevuto il compenso maturato. In pratica, finisce per finanziare il proprio cliente, spesso senza interessi e senza averlo deciso consapevolmente.
Il problema riguarda soprattutto professionisti e piccole imprese, per i quali anche un singolo incasso tardivo può alterare la programmazione finanziaria. I ritardi nelle transazioni commerciali esercitano una pressione rilevante sui flussi di cassa degli studi professionali e delle piccole imprese, limitandone la capacità di investire e di sostenere regolarmente le proprie spese.

Immaginiamo un professionista che concordi con un cliente una parcella di 6.000 euro da corrispondere al termine dell’incarico professionale. Se il pagamento è previsto in un’unica soluzione alla scadenza, ma viene effettuato con sei mesi di ritardo, il professionista mantiene immobilizzato per quel periodo l’intero credito.
Per calcolare il costo finanziario si può utilizzare una formula semplice:

Credito non incassato × tasso annuo × giorni di ritardo / 365.

Supponiamo, a titolo puramente esemplificativo, che il professionista debba sostenere un costo finanziario del 6% annuo per sostituire la liquidità non incassata, utilizzando un affidamento bancario o rinunciando ad altri impieghi del denaro. Su una parcella di 6.000 euro pagata con 180 giorni di ritardo, il costo finanziario teorico ammonta a circa 178 euro.

6.000 euro × 6% × 180 / 365 = circa 178 euro.

(6000 x 6 x 180) / 36500 = 177,53 euro

Il tasso da applicare, tuttavia, deve essere determinato caso per caso sulla base del costo effettivo del credito o del rendimento alternativo a cui il professionista ha dovuto rinunciare non incassando per tempo la fattura.
Se il cliente pagasse con un anno di ritardo, il costo salirebbe a 360 euro. A questo importo andrebbero aggiunti il tempo dedicato ai solleciti, le eventuali spese di recupero, il rischio d’insolvenza e soprattutto il mancato utilizzo della somma. Quei 6.000 euro avrebbero potuto finanziare i canoni del software gestionale, la formazione professionale, gli stipendi dei collaboratori, le imposte o i nuovi investimenti.
Il costo diventa ancora più evidente quando i clienti in ritardo sono numerosi. Tre parcelle annuali da 6.000 euro, incassate mediamente con sei mesi di ritardo, immobilizzano 18.000 euro e generano, con la stessa ipotesi del 6%, un onere finanziario di circa 532,60 euro (177,53 x 3). Il ritardo, quindi, non è più un episodio isolato, ma una vera voce di costo.
Per ridurre il problema si può suddividere la parcella annuale in rate mensili o trimestrali, prevedere un acconto iniziale e utilizzare pagamenti ricorrenti. È inoltre opportuno stabilire scadenze chiare, inviare promemoria automatici e intervenire immediatamente sui primi ritardi.
La normativa europea riconosce, nelle transazioni commerciali, il diritto agli interessi di mora e a un importo minimo per i costi di recupero, anche se molti professionisti e imprenditori evitano di applicarli per non compromettere il rapporto con il cliente.
Misurare il costo del ritardo cambia la prospettiva: una fattura non incassata non è soltanto denaro che arriverà più tardi. È credito concesso al cliente, liquidità sottratta all’attività e un costo che il professionista sta sostenendo al suo posto.

 

 

 

Antonino Salvaggio – Centro Studi CGN

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