Avviare una attività di commercio elettronico: quali sono le cose da fare e quelle da evitare

Negli ultimi anni l’e-commerce é diventato sempre di più una reale opportunità di espansione del proprio business per le imprese, ma quali sono i passi da fare e gli errori da evitare quando si decide di avviare una attività di commercio elettronico?

Prima di avviare una attività di commercio elettronico, l’imprenditore deve avere ben chiari i passi da compiere, gli errori da evitare, l’area geografica di riferimento in cui operare e le caratteristiche del prodotto che si andrà a vendere.


Il venditore on-line dovrà fare un’attenta pianificazione delle strategie di marketing, dovrà lavorare su una comunicazione che sia chiara, completa e intuitiva e dovrà impostare un sito internet che sia:

  • semplice da consultare, chiaro e con una buona qualità dei contenuti;
  • emozionale, ovvero con una grafica accattivante;
  • facilmente accessibile e “trovabile” sul web;
  • mobile friendly, ovvero che l’utente si possa collegare al sito da PC, tablet, smartphone, ecc.

Gli errori sicuramente da evitare sono dedicare poca attenzione alla pianificazione delle strategie, non investire risorse in marketing e non applicare tutte le tecniche necessarie per espandere e consolidare nuovi mercati.

Il prodotto venduto on line deve avere le seguenti caratteristiche di base:

  • deve essere un prodotto globale, ovvero deve essere facilmente collocabile su tutti i mercati senza necessità di essere modificato;
  • deve essere trasportabile;
  • deve essere difficilmente reperibile. Infatti solitamente il consumatore acquita su internet i beni che non trova accedendo ai canali tradizionali;
  • deve essere un prodotto personalizzabile;
  • deve mantenere le proprie caratteristiche indipendentemente dai tempi di consegna.

Infine, definire l’area geografica di riferimento é molto importante. Infatti puntare a vendere in tutto il mondo senza delimitare il proprio campo d’azione può risultare molto rischioso per l’imprenditore, per l’incapacità di gestire la logistica in determinati paesi e per la mancata conoscenza della loro normativa legale e fiscale. Attualmente, proprio per tali motivi, gli operatori italiani sono più propensi ad operare in paesi europei piuttosto che osare ad avventurarsi in Asia, Africa e America Latina.


Giovanni Fanni – Centro Studi CGN
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